La cavitazione ultrasonica in estetica
Fu interessante la proposta nella seconda metà degli anni 80, circa l'uso degli ultrasuoni in medicina estetica ad una frequenza di 3 MHz; in tale modo si riduceva la profondità d'azione e si colpiva la zona occupata dal grasso. Lo scopo era quello di favorire la penetrazione di un principio attivo topico nel trattamento della "cellulite ". Dopo tanti anni di applicazione degli ultrasuoni, si è capito che il fenomeno della cavitazione può, in alcuni casi selezionati, favorire un taglio parziale alle curve senza bisturi. La metodica è rivolta solo ad alcuni di quei pazienti che vogliono ridurre i centimetri di troppo, ma non vedono di buon occhio la sala operatoria. Alcune cellule adipose, sottoposte al “bombardamento” ultrasonico ed al relativo effetto di cavitazione, colpite si “sgonfiano”, liberando in circolo i lipidi: il fegato provvede, in un primo tempo, a metabolizzarli ed il rene, in un secondo tempo, ad allontanarli dall’organismo. L’effetto di “cavitazione” (ossia formazione di cavità gassose o micro bolle di gas, all'interno del liquido), è quel fenomeno fisico che si genera in un liquido quando esso è sottoposto ad ultrasuono a bassa frequenza (frequenze da 20 KHz a 10 MHz). Se l’intensità dell'ultrasuono è abbastanza alta, può causare, la formazione, la crescita, ed una rapida esplosione delle bolle di vapore (cariche di energia) nel liquido: la cavitazione è quindi un fenomeno consistente nella formazione di zone di vapore (cavità o bolle) all’interno del liquido che si caricano di energia aumentano il loro volume, infine esplodono.
Ciò avviene a causa dell'abbassamento locale di pressione ad un valore inferiore alla tensione di vapore del liquido stesso, che subisce così un cambiamento di fase a gas, formando cavità contenenti vapore. La dinamica del processo è molto simile a quella dell'ebollizione. La principale differenza tra cavitazione ed ebollizione è che nell'ebollizione, a causa dell'aumento di temperatura, la tensione di vapore sale fino a superare la pressione del liquido, creando quindi una bolla meccanicamente stabile, perché piena di vapore alla stessa pressione del liquido circostante. Nella cavitazione invece è la pressione del liquido a scendere improvvisamente, mentre la temperatura e la pressione di vapore restano costanti. Per questo motivo la "bolla" da cavitazione resiste solo finché non esce dalla zona di bassa pressione idrostatica: appena ritorna in una zona del fluido in quiete, la pressione di vapore non è sufficiente a contrastare la pressione idrostatica della bolla e la stessa, carica di energia, implode immediatamente. La esplosione determina la cessione di un vento energetico dalla bolla al mondo esterno sotto forma di energia termica (calore) e meccanica (onda d’urto), che possono essere estremamente intense, con distruzione delle strutture adiacenti. L’applicazione di questo fenomeno fisico, ultrasuono dipendente, nel campo della medicina estetica, può anche essere indicato con il termine di “dermocavitazione”, in quanto si tende a circoscrivere il tutto nell’ambito di una parte ben specifica dell’organo cute.
In medicina estetica si comprende facilmente cosa succede se si applica la cavitazione al liquido interstiziale del tessuto adiposo. La continua formazione ed esplosione di micro bolle e quindi di onde d’urto, nelle adiacenze degli adipociti, favorisce il danneggiamento degli stessi, rispetto a strutture più resistenti come connettivo ed osso. Affinché vengano salvaguardate proprio queste strutture, il processo deve essere controllato, nel senso che gli ultrasuoni dovranno avere bassa frequenza e in intensità adeguata per creare cavitazione solo nel tessuto adiposo. Le micro bolle si formano nelle tre direzioni dello spazio (cavitazione tridimensionale), così aumentano le possibilità dei danni cellulari rispetto ad una cavitazione monodimensionale, ove le bolle si formano in una sola direzione.
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